La C.U.B. sarà a Genova

il 17 novembre

Alessandria -

Sarà uno dei passaggi cruciali nel percorso di difesa dei diritti primari delle classi subalterne e di costruzione del conflitto sociale, in un mondo che vede affermarsi ogni giorno di più i volti autentici del capitalismo e dell’imperialismo. Fummo a Genova nei giorni del G8, proponendo la  forma di lotta a noi più congeniale, lo sciopero generale. Fu una buona giornata di mobilitazione, e vorremmo che il dibattito riprendesse vigore, sul tema di quale sia la strategia migliore per contrapporci a un disegno di società che vede giorno per giorno disgregati i valori sui quali il movimento dei lavoratori ha costruito, in più di un secolo, la propria storia. Ma è un dibattito che andrà sviluppato contestualmente alla necessità di dare un segnale chiaro e indiscutibile sul fatto che in questa società, con i suoi meccanismi di produzione, con i suoi rapporti di lavoro, con le sue leggi, con le sue ideologie sostenute da stuoli di “liberali da cortile”, con le sue pratiche razziste, xenofobe, fascistizzanti, l’antagonismo di classe è al centro di un disegno di criminalizzazione che è il passo complementare alla campagna culturale volta a dichiarare superate e nocive al progresso economico idee quali l’egualitarismo, la giustizia sociale, la gratuità dei servizi essenziali, il diritto al lavoro, alla casa, alla salute.   Le enormi sacche di disperazione e di emarginazione presenti in Italia vengono lette in termini di “ordine pubblico”, utilizzando con un moralismo da sepolcri imbiancati gli episodi spesso spaventosi che ne derivano. E’ agghiacciante constatare come la denuncia di un mondo terrificante, sotterraneo, privo di speranza, effettuata dai film del neorealismo e nei libri di Pasolini, a mezzo secolo di distanza sia ancora spaventosamente attuale.    Nello stesso tempo, si è delineata una nuova figura di “lavoratore” al quale è stata sottratta la gestione della propria vita: reso totalmente dipendente dal padrone non solo per quanto riguarda la rivendicazione salariale, ma nella gestione stessa del proprio tempo di vita, nella costruzione di rapporti sociali e affettivi, nella progettazione di un proprio futuro. Compresso tra la precarietà fino ai quarant’anni e l’obsolescenza dopo quell’età, vive una situazione di ricattabilità in cui sull’altro piatto della bilancia c’è lo sprofondamento definitivo nella miseria, nella povertà.   Per la classe dominante, per il governo, di centro-sinistra o di centro-destra, diventa essenziale allestire una struttura di repressione capace di schiacciare ogni forma di protesta non più controllabile attraverso la concertazione con i sindacati filo-padronali e le mobilitazioni rituali della Sinistra politica. Il teorema del processo per i fatti di Genova poggia non tanto sull’intenzione di equiparare le “violenze” dei dimostranti alle torture di Bolzaneto, al massacro della Diaz, al pestaggio di migliaia di persone inermi, all’uccisione di Carlo Giuliani, se non addirittura di dimostrare che le prime siano state la causa principale di ciò che accadde dopo: il teorema del processo di Genova  ribadisce il concetto che il padrone può usare la legge a proprio uso e consumo, seppellendo vivo con anni carcere chi si fosse reso colpevole di reati “politici” pur lievi, mentre continueranno a restare impuniti gli autori di omicidi quotidiani, fatti di morti sul lavoro, di malattie professionali, di suicidi di chi non ce la fa più; così come resteranno impuniti tutti coloro i quali ci rubano ogni giorno un pezzo di vita, in fabbrica e fuori, con il furto sui salari, con l’aumento delle tariffe, con la speculazione sui mutui e sui prestiti, con la rapina sulle liquidazioni e sulle pensioni.   Non saremo così sciocchi da attribuire allo squallido Mastella o allo “sbirro” Di Pietro la responsabilità di avere affossato la commissione d’inchiesta parlamentare su Genova, né esulteremo se la Sinistra radicale, attraverso qualche marchingegno compromissorio, riuscirà a farla ripartire. A Genova centinaia di migliaia di persone manifestarono, tra l’altro, contro la guerra del governo Berlusconi. Oggi, il governo Prodi ha corpi di spedizione militare in mezzo mondo, nelle cosiddette missioni di pace. Abbiamo fatto la tara a tutta questa gente. A Genova la C.U.B. andrà per riaffermare il diritto di lottare, di manifestare, di difendere l’autonomia dei lavoratori e degli sfruttati, di essere antifascisti.

 

 Faremo in modo che lo sciopero generale del 9 novembre contribuisca in misura importante alla manifestazione di Genova della settimana dopo.

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