"SOLD OUT"

Alessandria -

“LETTERE UE, LIBERALIZZAZIONI, EUROPA (DIS)UNITA”

 

L’ennesima lettera inviata dall’Europa alla “colonia Italia”, ormai scordiamoci di essere uno stato sovrano, anche ad Alessandria (colonia padano-europea ?) inizia, o meglio, accelera e anticipa i tempi della svendita dei gioielli di famiglia, privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi pubblici, beni comuni, partendo dall’AMIU, alla faccia di un esito referendario che esprimeva l’esatto contrario ed al quale hanno partecipato anche i cittadini, pardon sudditi, di Alessandria.

Le “sceneggiate napoletane” a cui assistiamo da un pò di tempo (anni) a questa parte tra governo/i ed opposizioni sinistre, a volte maggioranza, che comunque accetteranno tutto ciò che ci vogliono imporre Draghi e l'Europa, mettendoci sopra un po' più di flessibilità del lavoro ed una stretta sulle pensioni con un’aggiunta di contorno che vedrà Cgil, Cisl, Uil, finalmente riuniti, fingendo di concertare, magari proclamando qualche sciopericchio per costringere successivamente i lavoratori a nuovi sacrifici, tutto ciò impone chiarezza da parte delle forze politichedel centro destra e centro sinistra.

USB ritiene sia necessario mettere fine a questa complicità teatrale, ad Alessandria non abbiamo neanche più il teatro per mettere in scena una simile rappresentazione, e chi si candida al governo di questo paese, soprattutto a livello locale, dovrebbe dichiarare le proprie intenzioni e renderle pubbliche,soprattutto se intende modificare o meno le pesanti, inique, inutili ed impopolari misure richieste dalla UE ed accettate da Berlusconi, Napolitano e da gran parte delle forze politiche di centro-destra e centro-sinistra.

I lavoratori non sono solo preoccupati ed indignati, sono letteralmente infuriati

E stavolta, ci auguriamo, comprendano che solo il sindacalismo conflittuale indipendente e di classe puo' davvero rappresentare una  risposta efficace di lotta ricominciando dallo sciopero generale del 2 dicembre.

Inoltre, USB, ritiene che sia giunto il momento di rimettere in discussione con un REFERENDUM se il debito contratto per poter salvare banche e profitti di finanzieri e speculatori i cui interessi sono da decenni finanziati con i sacrifici dei cittadini, debba essere pagato da chi lo ha sempre fatto, spremendo ancor di più il lavoro, o se invece si debba rifiutare tale ricatto e colpire rendite ed evasione fiscale per rendere possibile un sistema che superi gli attuali meccanismi economici e vada a redistribuire complessivamente e radicalmente la ricchezza nel nostro paese.

A costo di rimettere in discussione la presenza dell’Italia nell’Unione Europea.

Lavoratori e cittadini attendono risposte, le elezioni comunali e nazionali sono alle porte.

NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO….CHI HA DA INTENDERE INTENDA

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